Karpathos: l'isola che non c'è

Karpathos: l'isola che non c'è

Articolo di Paola Manfredi

tratto da Vanity Fair

 

Da quando sono tornata da Karpathos c'è un'immagine che mi torna in mente. Rientravamo dopo aver esplorato la costa nord e l'isola di Saria, separata dall'isola principale da un sottile braccio di mare, disabitata se non fosse per qualche capra e per 40 foche monache, che qui, in questo spazio di mare blu come pochi, hanno ancora voglia di vivere, dormendo nelle grotte profonde e luccicanti. L'isola è coperta di boschi e macchia mediterranea, profuma di elicriso e di cisto, ha baie segrete dove si rifugiano i pescatori del Mediterrano nella loro vita nomade.

Ha spiagge stupende dove senti il rumore del niente, delle onde e del vento.

A Saria, nella caletta di Palatia, si insediarano i pirati saraceni e le case in pietra con le cupole ogivali sono ancora lì, sotto il sole. Sulla costa nord di Karpathos cammini come in un sogno nell'antica città disabitata di Vrokounda, procedi su sentieri di pietra liscia e poi lungo una scala che scende dentro la terra, sotto, al buio, in una grotta sacra che profuma d'incenso.

C'è un altro paese deserto in questo regno di mare e roccia. Si chiama Tristomo e a dire il vero fino a un paio di anni fa ci viveva una coppia di anziani. Come tutti da queste parti si erano sposati su procura, incontrandosi il giorno delle nozze. Ci si sposava presto, le donne verso i 13-15 anni, e loro due a 80 anni passati erano ancora lì: vivevano soli, senza elettricità, lontani quasi un'ora di barca dal primo paesino abitato, quando il mare lo consete.

 

(ph Vanity Fair)

Cosa si saranno detti per tutto questo tempo insieme non è dato da sapere, probabilmente il necessario, ma si sa che non avevano bisogno d'altro. Lui ogni tre giorni andava in paese a prendere qualche cosa, oltre la pesca, una capra e l'orto. Da quando la moglie è morta - mi hanno detto - lui è tornato in paese, e così Tristomo oggi è ufficialmente deserto, rimangono una manciata di case dove ci si va come noi a Milano la domenica andiamo in campagna, per mangiare con gli amici. Quando ci siamo passati una di queste casette aveva la porte aperte. Dentro c'erano: Dimitri che avrà avuto una settantina di anni e ha lavorato tutta la vita in un bar del Maryland, sua moglie che dalla cucina portava sul tavolo piatti enormi di pasta con ragù di capra, insieme al pesce fritto appena pescato. La mamma di Dimitri era sul divano e si mangiava un pescetto. 95 anni, vestita con il costume tradizionale, un abito nero con corpetto ricamato di colori, un copricapo a metà tra il turbante e il fazzoletto. Una coppia di turisti sedevano al tavolo e mangiavano insieme a Giorgos, il capitano della nave che porta i visitatori a Saria, poi sono arrivati dei francesi, presumo fossero in barca a vela, e nel mentre siamo arrivati anche noi, con la nostra guida, Dino, che gestisce l'unico diving dell'isola, amministra il Parco marino che protegge questo mare e ha grandi sogni per lo sviluppo (ecologico) dell'isola.

Dopo poco eravamo anche noi seduti a mangiare, accolti come si fa nei posti di frontiera, dove la cordialità è la prima parola. O come nell'antica Grecia, così come racconta Omero: gli ospiti inattesi venivano invitati a partecipare al banchetto, e solo dopo aver mangiato insieme si chiedeva loro chi erano, di chi erano figli, che mare avevano attraversato per arrivare fino a lì.

Tornando sul mare della sera il piccolo motoscafo di Dino saltava sulle onde, così alte che sembrava strano si stendessero al nostro passaggio. Allora, era ormai il tramonto, siamo passati a fianco ad una barchina in legno con un piccolo motore. Sopra c'era un uomo molto vecchio che pescava alla bolina tra le onde e a fianco la moglie, vestita di nero con gli abiti tipici. È questa immagine che mi torna spesso in mente, con tutte quelle che ho raccolto in pochi giorni, tra il colore di mare più sensazionale che l'Egeo ricordi, le spiagge di ogni tipo, bellissime, i ristoranti, i paesini arroccati sotto le stelle nel cuore della grande isola. Ma quella lì racconta di un luogo speciale come credo ne restino pochi nel nostro stupefacente Mediterraneo. Qui dove la vita di ogni giorno è come quella che si conduce da almeno due millenni, dove esistono persone e paesi che vivono immersi in una tradizone e cultura che è lì lì per cedere, ma che ancora rimane salda, ed è così antica che sai che è anche la tua, e non puoi fare a meno di amarla.

 

COM'È L'ISOLA (PER TURISTI)

Cominciamo dall'inzio: Karpathos è un'isola grande e lunga (324 kmq), che sta più o meno tra Creta e Rodi nel Dodecaneso, ma che in realtà è lontana da tutto. Uno dei posti più piacevoli dove stare è Ammopi (dove siamo stati noi), un'insenatura a sud-est con una serie di belle spiaggette e alcuni degli hotel più accoglienti dell'isola. Posta qui la tua base, potresti passare una "normalissima" vacanza greca, scendendo a piedi alla spiaggia, mangiando alla taverne nei dintorni, prendendo la macchina per raggiungere le spiagge più famose.

 

Sono realmente perfette: Apella è probabilmente la spiaggia della Grecia più bella che abbia visto, per sabbia bianca, la roccia chiara e i pini che ti abbracciano alle spalle, il mare chiaro dove passeresti ore. Achata rimane ancora la mia preferita, perché è più nascosta, come un antro di bellezza selvaggia; ma sono belle anche le spiagge dei nudisti di Afiartis, mezzeluna bianche una dietro l'altra, mentre Diakofti è un sogno, una striscia di sabbia abbagliante che taglia in due il mare, da una parte blu scuro dall'altra di acqua azzurra e cristallina. Quando ci siamo stati c'era il solito italiano che raccontava qualcosa di buffo agli amici, ma poco dopo, verso le 4 del pomeriggio ha detto «Beh andiamo?», e siamo rimasti soli davanti al mare aspettando il tramonto. Però l'isola non merita che si stia solo sdraiati in spiaggia, è nel cuore che ti rapisce.

 

 

 

COM'È L'ISOLA (PER VIAGGIATORI)

Nel paese di Menetes siamo stati invitati da Maria, insieme all'amica (sempre Maria), a vedere una casa tradizionale: una delle due Maria, che avrà sui 50 anni, sì è sposata a 15 anni con un matrimonio combinato dai genitori. Qui si è sempre fatto così, in un'economia di sussistenza che aveva come prima necessità quella di gestire al meglio le poche risorse isolane: i campi, l'allevamento, la pesca. Non era facile vivere qui fino a pochi anni fa e sono tanti gli abitanti emigrati negli Stati Uniti (nel Maryland e in Pensilvenia) nell'ultimo secolo. Così poteva persino succedere che tu venissi sposata previa fotografia con uno sconosciuto che avresti raggiunto attraversando l'Atlantico in un tuo personalissimo «viaggio di nozze».

 

Il vizio del romanticismo mi fa chiedere a Maria dell'amore: «Mah sai, l'amore...» dice, mentre mi offre un bicchiere di raki alle dieci del mattino, «alla fine era l'unico uomo che conoscevi, l'unico con cui parlavi. Era tuo marito, e se era un brav'uomo, uno che non beveva e non era violento, beh allora alla fine lo amavi». Sto ancora pensando alla morale di questa frase e sono convinta di doverci trarre un'ispirazione sul senso  della vita, di certo so che quella che viviamo oggi, di vita, sembrerebbe ben strana rispetto a quella che si è sempre vissuta qui nei secoli. Quella di un tempo la racconta bene la casa tradizionale: un'unica stanza in legno coloratissima che serviva per tutto, ci si mangiava, si viveva e ci si dormiva tutti insieme su un soppalco. Il luogo della famiglia, che a sull'isola si tramanda di madre in figlia, perché Karpathos è ad oggi l'unico esempio di matriarcato rimasto nel Mediterraneo.

 

Anche qui però le cose stanno cambiando, le ragazze giovani sono vestite con gli shorts, scelgono con chi stare, e le madri, d'accordo con le primogenite, stanno decidendo di dividere i beni in parti uguali tra i figli. Però la tradizone è lì forte e a portata di manoed è così che inizia il viaggio più bello, quello verso il nord.

 

Dal sud turistico verso un mondo che è stato isolato per anni e che ancora è fatto di un'altra sostanza. In viaggi sull'unica strada che segue l'isola in lunghezza e man mano inizia a fare qualche tornante, entra in un bosco di pini verdissimi, diventa sempre più stretta e tortuosa fino a portarti in una scenario arido e roccioso. Fino a tre anni fa era sterrata, fino a dieci anni fa non c'era e se volevi proprio andare ai paesi isolati lassù, Olymbos, Diafani e Avlona potevi farlo in barca o a piedi o con il mulo su un sentiero. Ma perché farlo? Molte delle stesse persone dell'isola, fino a là non ci sono mai state (nemmeno adesso che ci vuole meno di un'ora in auto).